Fiaba: Il sole riconoscente

Possedendo un animo ribelle, giocherellone e dispettoso, il Sole, per lungo tempo si era divertito e svegliare uomini e animali comparendo all’improvviso da dietro i monti e con lunghi fasci di luce aveva toccato visi e oggetti, riscaldato e sciolto nevi, bruciato erba e irritato i signori della notte, quali: pipistrelli, civette e barbagianni.

Troppo lavoro lo aveva pero’ indebolito, la sua luce era divenuta bianca e pallida e il suo calore meno intenso.
Ormai depresso per la sua debolezza, si nascondeva agli occhi di tutti e coloro che lo avevano rimproverato per i dispetti fatti, iniziarono a rivolerlo con forte intensita’; anche perche’ messer Freddo e messer Buio, coperti da spessi mantelli neri, avevano occupato gli spazi ormai vuoti.

Aiuto! Il mondo stava per perdere i suoi colori.
Non piu’ rossi tulipani, cieli azzurri, verdi prati, bianca neve e girasoli gialli, ma solo Grigio Fumo che con un grosso pennello scolorava ogni cosa.

I fiumi cupi e violenti sembrava facessero scorrere nei loro letti della pece, le fronde degli alberi si agitavano riflettendo sul terreno immagini buie di draghi e serpi, le case impaurite avevano imposte e porte chiuse, gli animali scavavano profonde tane nel terreno per scappare a tanta paura e l’uomo vinto il timore iniziale, si fermo’ e penso’.

Che fare? Come aiutare il Sole a ritornar se stesso?
Un anziano del luogo, con voce suadente ma ferma, ricordo’ allora al resto del popolo che nella vallata di Valfurva esisteva una vena d’oro e ripensandola, ad alta voce disse: ‘ l’oro e’ giallo, perche’ non usarlo per ricaricare il colore del Sole?’

I pochi malumori avvertiti fra la folla riunita, subito si dissolsero nell’avvertire il freddo intenso provocato da una nuvola piu’ scura delle altre. Il pensiero della gente fu allora: ‘Che farsene di tanto oro con quel freddo? Meglio essere poveri e caldi’.

I minatori iniziarono cosÏ a scavare per giorni e l’uomo saggio convinse il Sole a cibarsi di quel giallo ricostituente.
Tornato forte e felice come un tempo, come ringraziamento per la salute ritrovata, decise di quietarsi e di non infastidire piu’ nessuno almeno la notte.
Costrui’ una grotta nel terreno dove riposare e per entrarvi, visto il cunicolo stretto, si allungava come il bianco dell’uovo quando esce dal foro fatto sul guscio.
Scivolandovi dentro ogni sera, anche senza volerlo, favori’ il riscaldamento delle acque che sottoterra correvano, dando vita alle famosissime acque termali dei Bagni Vecchi e rese possibile inoltre lo scioglimento delle rocce ferrose nell’acqua di S. Caterina , fabbricando un medicamento naturale.

A volte ci si dimentica di questa leggenda raccontata dai nostri boschi e si manca di rispetto al sacrificio che in tempi passati fu fatto per noi, pur sapendo nel profondo, che ogni concessione ricevuta potrebbe in ogni istante esserci tolta.

 

Fiaba tratta dal volume "Polvere di Fiabe", Alpinia Editrice Bormio

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